Gli eventi nel Piceno
Itinerari - Salaria, Ascoli Piceno, Castel di Lama, Offida, Acquaviva Picena, Ripatransone
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La strada consolare Salaria che congiungeva Roma all’Adriatico passando per “Asculum” fino a “Truentum”, fu calcata in età protostorica da popolazioni sabine che al seguito di un picchio, qui si stanziarono in villaggi confederati e presero il nome di “Picentes”, Piceni, con Ascoli per capitale.

La direttrice viaria, sostituita soltanto da qualche decennio con un tratto di superstrada, si presenta di straordinario interesse per i suggestivi scorci paesistici e per le testimonianze storiche, artistiche, archeologiche che si sono stratificate fino all’Ottocento, quando vi sorsero ville patrizie. Il nostro itinerario si addentra nelle soleggiate colline trapunte da insediamenti rurali e centri medievali fortificati, ricchi di tradizioni enogastronomiche ed artigianali.

Ascoli Piceno, la città medievale “dalle cento torri”, costruita in travertino sulle anse del fiume Tronto e del Castellano, è uno scenografico diorama che ha per cornice le vette dei Sibillini, per attori principali le splendide piazze (Arringo, del Popolo) e i suoi monumenti che recitano a soggetto, in un rimando di itinerari che vanno dal periodo romano a quello medievale, rinascimentale, settecentesco: è in fase di procedura l’iter per il riconoscimento Unesco.

Qui, basti solo ricordare il palazzo dei Capitani del Popolo, la cattedrale di S. Emidio con il Battistero, lo scorcio della fortezza Malatesta, le 13 chiese romaniche. Ascoli è pure conosciuta per le olive ripiene all’ascolana, per l’anisetta Meletti con il suo storico Caffè e la manifattura artistica delle maioliche. La storia di cui è permeata si riappropria delle strade con le due edizioni (luglio e agosto) del Corteo e della Giostra della Quintana, importante rievocazione storica in costume trasmessa in diretta RAI, in cui gareggiano i sestieri della città.

A pochi chilometri in direzione est della Salaria si trova Castel di Lama, luogo favorevole per gli insediamenti fin dall’epoca Neolitica, che ha restituito numerosi reperti di epoca picena e ville rustiche romane. A scapito del proprio nome, Castel di Lama non fu mai un vero e proprio castello, bensì luogo di presidi a difesa delle proprietà terriere, feudo degli Odoardi, una delle più importanti famiglie ascolane.

Questa inclinazione agricola perdura nella redditizia coltivazione di vigneti, uliveti, alberi da frutta, e permette il mantenimento di un paesaggio ordinato, favorito dalla presenza di numerose ville signorili sette-ottocentesche, con oratori privati e relativi parchi-giardino. Tra queste, la villa Seghetti Panichi, antica residenza degli Odoardi, villa Lazzari Liberali, villa Sgariglia in località Campolungo. Nella frazione di Piattoni, la parrocchiale di S. Maria in Mignano, edificata nel 1506, conserva interessanti esempi di arte sacra.

Abbandonata la Salaria, ci si addentra nelle amene colline percorrendo la strada sinuosa che porta ad Offida (da “Ophis”, “Ophite”, divinità Serpente), cinta da mura medievali, rinforzate da una strategica Rocca quattrocentesca del fiorentino Baccio Pontelli. L’economia cittadina è incentrata sulla secolare lavorazione del Merletto a tombolo, ma soprattutto sulla produzione di vini DOC, di cui una sede dell’Enoteca Regionale ne valorizza il prodotto, e a cui si ricollega lo storico carnevale de “Lu Bov Fint”, di origine bacchica e pagana, dove un toro finto rincorre le maschere madide di ottimo vino e vestite con “lu guazzarò”.

Nella centrale piazza del Popolo, il bel Palazzo Comunale dalla facciata trecentesca è ingentilito da un portico e loggette del Quattrocento, mentre isolata e solenne si innalza la chiesa di S. Maria della Rocca, fondata nell’XI secolo, con gli importanti affreschi e le slanciate architetture gotiche. La sede museale raccoglie in diverse sezioni i numerosi reperti piceni e romani, la Pinacoteca, i Musei della Civiltà contadina e del Merletto a tombolo. Non si dimentichi di gustare i dolci Funghetti all’anice e il tipico “chichìripieno”.

L’itinerario prosegue in direzione est, verso Acquaviva Picena, dal XIV secolo feudo alterno degli Acquaviva, potente famiglia filoimperiale insignita con il titolo di Duchi d’Atri. Fu oggetto di cruente contese, specie tra Ascoli e Fermo, città, quest’ultima, a cui il castello rimase legato.

La Rocca, capolavoro di architettura militare riedificata su disegno di Baccio Pontelli, è un quadrilatero irregolare con piazza d’armi centrale e torrioni poligonali ad alte scarpate, sovrastato da un mastio circolare che domina, con i suoi 22 metri d’altezza, la corte sottostante. Attualmente ospita un museo delle Armi Bianche e su di essa si incentrano le principali manifestazioni estive, come le rievocazioni in costume del Palio del Duca e Sponsalia, ludi e cene medievali ambientati nel XIII secolo, che richiamano la storia d’amore tra la figlia di Rinaldo Acquaviva, Forasteria, e Rinaldo di Brunforte, legato a Federico II. Si ricordano inoltre l’importante festival di Acquaviva nei fumetti, i tradizionali corbelli delle Pagliarole, i saporiti dolcetti a forma di Pesche.

Riprendendo la strada collinare verso nord, si attraversa la valle del Tesino e si raggiunge a 500 metri di altitudine Ripatransone, baluardo e belvedere del Piceno, col vicolo più stretto d’Italia entrato nel Guinness dei Primati. Divenuta giuridicamente Comune nel 1205, la località venne eletta a sede di città e diocesi nel 1571. Fu patria di Giovanni Plantadosso, famoso teologo del sec. XIV, di Ascanio Condivi, discepolo e primo biografo di Michelangelo, del patriota e letterato Luigi Mercantini.

Conserva il circuito delle antiche mura quasi intatto con residui di orti medievali urbani, numerose chiese, diversi musei. Di fronte al palazzo Municipale (XIII-XVII secolo) che ospita al piano terra un interessante museo Archeologico, si trova il palazzo del Podestà terminato nel 1304, con l’alto portico e l’annesso teatro ottocentesco.

Proseguendo si incontra il palazzo Bonomi-Gera (XVII secolo), sede della pinacoteca, più avanti la chiesa di S. Filippo con le pregevoli opere d’arte e il museo della Civiltà Contadina e Artigiana nella cripta. La tradizione enogastronomica tramanda il piatto del “ciavarro” e la produzione del vinsanto da uve passite. La domenica dopo Pasqua si svolge la pirotecnica rievocazione del Cavallo di fuoco.

 

La casa di terra Ŕ un modulo abitativo primordiale ancora in uso in molte etnie contemporanee. Un aspetto del patrimonio diffuso e del paesaggio agrario ancora presente nella nostra regione, e a tutti gli effetti degno di essere salvaguardato. Esistono ancora significativi esempi, molti dei quali censiti e studiati, altri meno noti, come quello di Spinetoli, recuperato di recente.
La biblioteca allestita da S. Giacomo della Marca per il convento di S. Maria delle Grazie a Monteprandone Ŕ tra le pi¨ studiate collezioni francescane di libri del XV secolo. Tra i motivi di questo interesse, la buona conservazione di molti dei volumi della collezione, e la connessa disponibilitÓ di inventari e annotazioni antiche. Alcuni dei codici, precisamente 61, sono tuttora conservati a Monteprandone presso il Museo civico.