Gli eventi nel Piceno
Il funaio e la ruota

La produzione artigianale di corde e funi in canapa era parte di un universo affine e necessario al mondo della pesca. Il funaio, con il suo movimento perpetuo, era infatti un elemento tipico e caratteristico del borgo marinaro di S. Benedetto del Tronto (AP).

Principale strumento da lavoro era la classica ruota. Le tante ruote erano affiancate l’una all’altra, e caratterizzavano particolari aree del paese. L’area lungo il greto del torrente Albula, quella dell’attuale Piazza S. Giovanni Battista e l’odierna area del faro.

Quasi tutta la giornata del funaio era caratterizzata da un andirivieni continuo, camminando a ritroso dalla ruota a “la furculett”, legno a forma di forca infisso nel terreno, dove scorreva lo spago finito con l’ausilio de “lu crucitt”, gancetto di ferro attaccato allo spago che serviva a fargli perdere la ritorcitura eccessiva, ed evitare quindi che lo spago si attorcigliasse su se stesso.

Si iniziava con il filo di canapa, quest’ultimo veniva legato alla girella che si trovava su una tabella di legno (“lu taccunitt”), sulla quale erano fissate quattro girelle di legno, fornite di un anello. Fissati i capi dei fili a ciascun anello, per ottenere lo spago occorreva girare la ruota collegata alle girelle con delle sottili corde.

Col girare della ruota e delle girelle, il funaio univa i vari capi di canapa camminando all’indietro, con la canapa intorno alla vita e le mani tese in avanti a filare gli spaghi, e con l’aiuto di un pezzetto di feltro o lana cotta bagnata, preso da un vecchio cappello.

Il funaio passava inoltre tra i capi “la fermett”, pezzo di legno cilindrico con scanalature ai lati, utile nel ritorcere i fili per formare lo spago e, successivamente, guida per il funaio nell’intreccio dei vari spaghi per formare la fune. Gli spaghi (da 3 a 8) erano infatti “connessi” tra loro e trasformati in funi e corde anche di grande diametro. 

La sera, spaghi o funi realizzati erano messi a bagno in acqua per pochi minuti. Quindi lisciati prima con un pezzo di feltro e poi con una rete vecchia di canapa intrisa d’acqua, per dare lucentezza al prodotto, uniformare lo spessore ed eliminare l’eventuale peluria. Il filo, più liscio e lucido, facilitava infatti anche il lavoro di chi successivamente si trovava ad utilizzarlo.

La mattina successiva, con pezzi di vecchie reti di canapa, gli spaghi venivano tirati e lisciati più volte in un solo verso. Una volta asciutti, erano raccolti sulla “nnaspitt” per formare “lu fezzul”, la matassa di spago pronto.


Per assistere alla lavorazione della canapa alla ruota e al telaio:

Fattoria “Lu Mucchiu”
Renato Ferretti
C.da Monte Renzo, 29
63039 S. Benedetto del Tronto (AP)
Tel: 0735 656409