Gli eventi nel Piceno
Il Polo Culturale San Francesco a Monterubbiano
Il toponimo Monterubbiano deriva dall’essere stata urbs in periodo romano. Il centro di Monterubbiano si consolida in epoca medioevale, grazie all’opera di Francesco Sforza che nel 1433 ne amplia la cinta muraria.

Non sono molti i borghi a vantare ben dieci chiese romaniche, un teatro storico, diversi conventi, un ottocentesco parco pubblico e un medioevale ghetto ebraico: tutto raccolto in due chilometri di mura pressoché intatte.

Fra le meraviglie di Monterubbiano non stupisce il nuovo Polo Culturale San Francesco, una struttura moderna, capace di accogliere convegni, mostre, spettacoli, ricavata dal sapiente restauro di un antico convento francescano.

La chiesa, annessa al convento è stata trasformata in Auditorium del Polo, pur mantenendo intatte le memorie di una storia lunga ottocento anni.

Il convento ospita nelle sue stanze il Museo Civico Archeologico, la biblioteca comunale, il Centro di Educazione Ambientale e il suo orto officinale. Un luogo prezioso per i suoi cittadini che, come i frati di un tempo, trovano in questi antichi spazi un posto dove studiare, osservare e ricrearsi.

Il lungo corridoio che dava accesso alle umili celle francescane, oggi è stato trasformato in un plastico lungo 23 metri e calpestabile, dal quale affacciandosi a “volo d’uccello” si scopre, passo, dopo passo, la valle dell’Aso.

Il fiume Aso permise in epoca picena lo sviluppo di una fiorente civiltà che commerciava con le popolazioni di oltre Adriatico esportando prodotti di ogni genere, dalle ceramiche ai gioielli, dalle armi alle sculture.

L’idea del Museo è quella di parlare non tanto degli oggetti quanto del territorio.
Il territorio e una valle, segnata dal fiume Aso. Sono raccontati attraverso un plastico, sul quale si può camminare per simulare una visita dall’alto del territorio.

Questo permette di collegare gli oggetti raccolti nelle altre stanze ad un luogo fisico, quello della valle dell’Aso e dei suoi castelli.

Il plastico è illuminato inoltre da luci di tre diversi colori che raccontano altrettanti periodi storici: andando a ritroso, il rosso per il periodo medioevale, il giallo per il romano, e il verde per quello piceno.

Percorrendo i 23 metri di corridoio, si comprende immediatamente come era abitata la Valle dell’Aso e in quali periodi storici si collocano le diverse presenze. Dal corridoio poi si passa alle stanze dove si trovano gli oggetti d’uso, suddivisi per epoche.

Gli oggetti in mostra in queste sale furono rinvenuti negli ottocenteschi scavi di Colle Cuccaro o di Contrada Crocifisso, località vicine all’attuale centro storico, che testimoniano la continuità della vita sociale di questo centro urbano.

Le stanze suddivise in sezioni storiche consentono al visitatore del museo di godere dalle finestre di un insolito quanto mai sublime panorama, fruibile anch’esso come bene storico culturale.

Accessibilità e fruizione sono le parole chiave della rete dei Musei Piceni, che a Monterubbiano divengono il movente della visita al polo.

Qui a Monterubbiano, come negli altri quattro poli aderenti alla rete, il solito cartello “Vietato toccare” è stato sostituito con un “Vietato toccare a tutti tranne ai non vedenti o a chiunque abbia difficoltà di vedere l’arte”.

Per ogni sezione è stato scelto un oggetto simbolo da toccare. Non una copia, ma un vero reperto al quale è stato affidato il ruolo di sintesi dei contenuti visibili della sala.

Lo slogan è “D(i)ritto all’arte” e con questo si intende dare voce ovvero diritto alla piena fruibilità di una collezione come di un paesaggio, semplificando l’approccio all’arte, come all’archeologia, andandogli incontro, dritto, attraverso il tatto o il gioco.

L’esperienza del polo culturale di San Francesco a Monterubbiano è esperienza estetica nella sua accezione originaria di conoscenza attraverso i sensi. Ecco perché affacciarsi alla finestra del museo, camminare sul plastico o toccare un reperto di mille anni divengono il punto di partenza per conoscere la storia di un borgo che è città.

Usciti dal museo, sedetevi nel chiostro, annusate le sue erbe aromatiche, fermatevi ad ascoltare la musica che proviene dal vicino teatro Pagani o dalla scuola di canto Beniamino Gigli, e ripartite con i “pori aperti” verso la conoscenza del bel paese Italia.


Antonella Nonnis

 

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